Incontro con Amleto Dallapè

Stradella ( PV ) - 22 ottobre 2014 - Incontro con il Dr. Amleto Dallapè, titolare dell'omonima storica fabbrica di fisarmoniche.

Nel cuore di una tradizione centenaria

Ci sono incontri che non sono semplici visite, ma veri e propri viaggi nella memoria. L’incontro con Amleto Dallapè è stato uno di questi.

Varcare la soglia della sua casa-laboratorio ha significato entrare in una dimensione sospesa tra passato e presente, dove ogni oggetto, ogni fotografia, ogni strumento racconta una storia. Non una storia qualsiasi, ma quella di una famiglia che ha inciso profondamente nel destino della fisarmonica italiana.

Seduti uno di fronte all’altro, il racconto ha preso forma lentamente, con il ritmo di chi custodisce ricordi preziosi. Amleto ha iniziato parlando di suo nonno, Mariano Dallapè, figura carismatica e determinata, che nel 1876 fonda la storica fabbrica Dallapè. In un’epoca in cui la fisarmonica stava conquistando popolarità in Europa e oltre oceano, Mariano seppe intuire le potenzialità di uno strumento ancora in piena evoluzione.

Il laboratorio nacque come piccola realtà artigianale, ma sin dall’inizio si distinse per una cura quasi maniacale del dettaglio. Amleto mi ha descritto le lunghe giornate di lavoro, la scelta dei legni stagionati con pazienza, la lavorazione manuale delle meccaniche, l’attenzione alla risposta del mantice, la ricerca di un suono potente ma raffinato. Ogni fisarmonica non era un prodotto in serie, ma un’opera costruita attorno alle esigenze del musicista.

Col passare degli anni, la fabbrica crebbe, diventando un punto di riferimento internazionale. Le fisarmoniche Dallapè iniziarono a essere richieste da concertisti e virtuosi, attratti dall’equilibrio timbrico, dall’affidabilità della meccanica e dalla personalità sonora che le distingueva. Amleto ha ricordato con emozione i racconti di tournée lontane, le spedizioni verso l’America, l’orgoglio di vedere il nome Dallapè inciso sugli strumenti che risuonavano nei teatri.

Ma ciò che più mi ha colpito non è stato soltanto il successo imprenditoriale, bensì la filosofia che ne stava alla base. Per la famiglia Dallapè la fisarmonica non era semplicemente un oggetto da vendere: era una responsabilità. Ogni strumento portava con sé l’identità del costruttore. “Il nome sulla tastiera era una promessa”, mi ha detto Amleto. Una promessa di qualità, durata, eccellenza.

Nel suo racconto emergeva anche la fatica: i periodi difficili, i cambiamenti del mercato, le trasformazioni del gusto musicale. Eppure la linea guida è sempre rimasta la stessa - non scendere a compromessi sulla qualità. Una scelta che ha reso la fabbrica non solo un’azienda, ma un simbolo di artigianato italiano nel mondo.

Ascoltare queste memorie significa comprendere quanto la storia della fisarmonica sia intrecciata a quella di famiglie, territori e comunità. Significa toccare con mano il passaggio di testimone tra generazioni, il filo invisibile che unisce il gesto del costruttore a quello dell’interprete.

Lasciando quell’incontro ho portato con me non soltanto informazioni preziose, ma una consapevolezza più profonda: ogni volta che apriamo un mantice e facciamo vibrare le ance, diamo voce anche a chi quello strumento lo ha immaginato, progettato, costruito con dedizione assoluta.

Raccontare questa storia significa custodire una memoria collettiva. Perché promuovere la cultura della fisarmonica non vuol dire soltanto suonarla, ma anche onorare chi, con passione e visione, ne ha costruito l’anima sonora.

Grazie Amleto Dallape! 1933-2020

Incontro con Amleto Dallapè

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Intervista di Gianmaria Zanier, conduttore radiofonico di Prog & Dintorni.

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